Immagino… un bambino chiamato amore, la nuova raccolta poetica di Luigi Bulla recensione dell’Illustre Poeta Sergio Belvisi di Fagnano Olona (VA)

Il Poeta Sergio Belvisi

Sono moltissimi i libri di poesie, molti quelli che richiedono una capacità di interpretazione e di approfondimento non comune, altrettanti quelli che consentono il totale assorbimento nell’estasi contemplativa, molti quelli che catturano emozioni presenti e passate e le avvolgono in un arco di sfumature crescenti screziate di affetti, di memorie, di sofferenza, di luce. La raccolta del poeta Luigi Bulla rappresenta il compendio misurato tra la ricerca di sè​ nell’amore universale e la semplicità dell’espressione emotiva senza mediazioni letterarie o intellettuali, senza sofismi o ipocrisie ma con l’intimo desiderio di sentirsi protagonista in un fiume di incertezze e in un mare di speranze. Sono molteplici i fili conduttori dei testi: al vertice della piramide si aprono le porte del cuore nell’esaltazione dei delicati passaggi dell’anima attraverso l’amore, gli affetti, la spiritualità, i valori legati all’umana convivenza e, per quanto possibile, la dimenticanza di ferite causate dalla falsità dilagante. Le parole, i suoni, i colori che hanno caratterizzato gli eventi della vita affiorano prepotentemente nell’amore che, anche quando viene strappato, si piega ma si afferma e trionfa sempre sul tempo e sulle cose; la luce sprigionata dalle stanze dell’anima, le regole di vita tramandate dalla sua terra, la ricerca costante della verità senza misteri consentono al Poeta di aprire accessi impercorribili nel labirinto delle iniquità. E’ l’amore universale ciò che caratterizza i versi di Bulla e che nasce nell’ intimo, basta soffermarsi a riflettere sulle annotazioni più coinvolgenti: “Non amo non amare”, “Non fa per me non amare o amare a ore” oppure “La tua lacrima scambiata per acqua”… Si tratta di versi che non consentono dubbi, espressi con la dinamica prepotente della schiettezza e della semplicità. L’ esposizione non si inceppa, la lettura scorre con l’affermazione​ dell’ “Io pensante”, dell’ “Io credente” e dell’ “Io ardente” senza limiti imposti in quanto “Le distanze uniscono”, “Nell’ animo mio non c’è posto per chi non sa amare”, “Nessuno muore in questa vita perchè​ vive nel cuore” fino alle dirompenti verità contrarie che si traducono nei versi reali e dolorosi “Persone d’onore fatte di cartone”, “La camera del cuore ormai in disuso” e raggiungono l’apice assoluto quando Bulla scandisce i tempi della sofferenza e della diversità scrivendo “In un attimo diventi nessuno”. L’autore non perde tempo a prendere coscienza del bene e del male, è sufficiente “Indossare la dignità” per non avere rimpianti e per trasformare “L’autunno che vive nel mio cuore” in una sconfinata distesa di sole.Il cuore del Poeta è un megafono parlante: scrive e ama, soffre e spera, precisa senza alzare la voce​ perchè le sue verità abitano in un animo buono dove trova posto anche l’altro senza discriminazioni. Anche se soffre, nella poesia egli trova un approdo senza confini, con la poesia trasmette tutte le sue emozioni, per la poesia vive giorni e notti sia di appagamento che di riflessioni. Il suo inno all’amore cammina in un percorso di vita ancorato su pilastri della correttezza morale, dall’infanzia all’età più matura, dalle prime esperienze amorose al completamento di obiettivi espressi nella naturale quotidianità attraverso il lavoro, la gestione di impegni editoriali e, soprattutto, nella stesura di testi poetici che si discostano da “deplorevoli arrivismi” che non appartengono affatto all’etica del “Bulla pensante” ovvero del poeta che usa una penna dolorosamente sincera quando scrive “L’autunno che vive nel mio cuore”. E’ proprio così caro poeta Luigi: il cuore racchiude un giardino di fiori ma può anche​ nascondere roveti di spine, in entrambi i casi l’artefice è “… UN BAMBINO CHIAMATO AMORE”.​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ (Sergio BELVISI)

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